Sì, l’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo nella stesura del Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale. È la risposta che abbiamo dato ogni volta che qualcuno ce lo ha chiesto. E la domanda è tornata più volte nei giorni successivi a quell’8 settembre 2026, data di pubblicazione ufficiale del documento: avete utilizzato l’AI per scrivere un documento che propone alcuni principi per il suo utilizzo nella scrittura?
Il ripetersi dell’interrogativo nei commenti ai post sui social ci ha suggerito di mettere la risposta nero su bianco. Soprattutto quando la questione è emersa anche da una prospettiva tecnica.
Quando Pangram dice 89%
Matteo Baccan, informatico e divulgatore che ringrazio, ha analizzato il testo del Manifesto con Pangram, uno strumento che prova a identificare contenuti generati attraverso intelligenza artificiale. Il risultato attribuiva al Manifesto una probabilità dell’89% di contenuto AI. E quel numero intercetta un dato reale del processo: l’AI ha effettivamente partecipato alla stesura.
Sul sito, d’altronde, dichiariamo apertamente che l’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo nella stesura: ha contribuito a raccogliere e mettere in relazione il materiale emerso dagli incontri del Comitato; le scelte, le revisioni e l’approvazione finale sono del Comitato promotore. Pangram racconta però soltanto una parte della storia: quella che emerge dall’analisi del testo finale. Restano fuori le discussioni che lo hanno preceduto, le alternative considerate e scartate, la delimitazione dei concetti, le revisioni, la scelta del carattere valoriale del documento e l’approvazione dei principi.
A questo punto, però, la domanda diventa un’altra: che cosa abbiamo affidato all’intelligenza artificiale e che cosa è rimasto sotto il controllo e la responsabilità delle persone?
Come sono nati i dieci principi
Il Manifesto è nato dal confronto tra i membri del Comitato promotore. Durante una serie di incontri da remoto sono emerse osservazioni, sfumature, punti condivisi, differenze di posizione e questioni aperte. L’intelligenza artificiale ci ha aiutato a raccogliere e tenere insieme questo materiale e, a partire dalle trascrizioni degli incontri, a individuare connessioni e divergenze tra i contributi e ad accompagnare il passaggio verso la stesura dei dieci principi.
Le formulazioni sono poi tornate al Comitato. Alcune sono cambiate. Alcuni concetti hanno richiesto maggiore precisione. Anche la scelta di dare al documento un carattere valoriale, invece di trasformarlo in un elenco di prescrizioni operative, è nata dalla discussione tra le persone coinvolte.
In questo processo emerge con chiarezza la distinzione tra apporto esecutivo dell’AI e apporto intellettivo umano: da una parte organizzare, mettere in relazione e contribuire alla formulazione; dall’altra scegliere i temi, delimitarne il significato, valutare le alternative, decidere e assumersi la responsabilità del risultato.
Se l’AI ha contribuito alla scrittura, di chi è la responsabilità?
Da questa distinzione emerge un dilemma che mai avremmo pensato di porci fino a qualche tempo fa: Firmo il Manifesto perché mi riconosco nei principi che esprime, oppure scelgo di non firmarlo perché quei principi sono stati formulati anche con l’apporto di una macchina?
Il paradosso tocca uno dei punti centrali del progetto e porta direttamente alla questione della responsabilità: chi ha stabilito lo scopo, orientato il processo, valutato le formulazioni e deciso di pubblicarle?
Riconoscere la responsabilità delle parole che pubblichiamo
Il modo in cui abbiamo redatto il Manifesto diventa anche un caso concreto su cui mettere alla prova i principi che il documento propone. Abbiamo utilizzato l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo dichiarato il contributo. Abbiamo guidato le scelte, discusso i risultati e assunto la responsabilità della formulazione finale.
«L’intelligenza artificiale può affiancare la scrittura. La responsabilità, il giudizio e la firma restano nostri.»
Quando pubblichiamo parole elaborate anche attraverso una macchina, la responsabilità passa dalla capacità di sapere perché sono lì, riconoscerne il significato, valutarne le conseguenze e rispondere di ciò che affermano. È su questa responsabilità che il Manifesto ci chiede di prendere posizione.