21/08/2026 · Paola Gaiani

Il processo creativo dell’apprendimento: non buttiamolo via

CREATIVITÀ

Alzi la mano chi, durante un compito in classe o un’importante prova d’esame, non ha mai ceduto, almeno una volta, alla tentazione di copiare dalla compagna o dal compagno più brava/o.

La possibilità di risolvere un problema imminente con un gesto scorretto, ma efficace, penso sia una delle seduzioni più difficili da ignorare, anche per i più integerrimi. A scuola gli insegnanti lo sanno bene e vigilano per scongiurare in ogni modo le “fughe di notizie” durante le verifiche.

Sappiamo tutti che copiare in modo passivo da una fonte per toglierci dai guai o risparmiarci la fatica di studiare è sbagliato e che non può essere considerato uno strumento sistematico a cui ricorrere per affrontare le nostre sfide, scolastiche, professionali o umane che siano. Perché quando copiamo, senza capire, non stiamo imparando: stiamo solo usando un mezzuccio. E la volta successiva, ci toccherà fare lo stesso.

Conta di più il processo di apprendimento del risultato. Sono più importanti i progressi costanti compiuti da uno studente in una data disciplina che il voto eclatante in una singola prova. Il ragionamento e, sì, perfino l’errore commesso, corretto e infine compreso sono il segreto della nostra evoluzione di esseri umani non solo a scuola, ma nella vita.

L’AI come la compagna più brava da cui copiare

Ma che c’entra questo con l’AI?

Eh, c’entra eccome, perché l’intelligenza artificiale può per certi versi rappresentare la compagna più brava sempre lì a disposizione, che su qualsiasi argomento ne sa più di noi o, per lo meno, ha accesso a una quantità enorme di informazioni, dati e soluzioni per noi inarrivabili in tempi brevi e che, se interpellata per risolvere un problema, risponde fornendoci sempre e comunque una soluzione. La tentazione di usarla per ottenere il compito fatto, saltando la fase dello svolgimento, è enorme.
Immaginiamoci per dei ragazzi.

Tralasciamo per un attimo di valutare la qualità delle domande che le possiamo porre e l’attendibilità delle risposte che di rimando possiamo ricevere, perché questo è un altro argomento che, da solo, meriterebbe un convegno.

La questione qui è un’altra: ci interessa ancora imparare ogni giorno qualcosa, allenando la nostra intelligenza, o preferiamo ottenere soltanto le risposte ai nostri quesiti, delegando all’AI la fase della ricerca e dell’elaborazione dei dati?

La scrittura: un processo creativo e trasformativo

Me lo chiedo in qualità di professionista della scrittura, alle prese ogni giorno con testi di autori da sottoporre a editing o da scrivere come ghostwriter, ma anche come autrice di narrativa per l’infanzia e l’adolescenza e formatrice di scrittura creativa nelle scuole. Qui mi pongo un obiettivo preciso: insegnare a bambine/i e ragazze/i il “mestiere dello scrittore”, mostrando loro tutto ciò che viene prima della stesura di un testo, dalla scintilla dell’idea fino alla struttura ragionata della storia.

La cosiddetta produzione scritta, di cui all’esame di maturità gli studenti devono dimostrare di essere diventati ormai padroni, è il risultato finale di un lavoro progettuale che parte molto prima di posare la penna sul foglio e che va coltivato negli anni.

Si tratta, ancora una volta, di un processo creativo, che non è soltanto funzionale alla produzione scritta, ma si autoalimenta in divenire e che, alla fine, lascia chi lo compie diverso da come era prima di iniziare.
Un atto trasformativo che assume un valore e un’importanza addirittura superiori al risultato. Come il viaggio è spesso più fecondo della meta, così la fase antecedente alla stesura di un testo è quasi sempre più ricca di implicazioni rispetto a tutto ciò che emergerà dalla pagina finale.

Ed è questo l’aspetto più interessante dell’attività di scrittura: la capacità di coinvolgere l’intera persona nella dimensione razionale, emotiva, immaginativa e persino fisica, soprattutto se il gesto rimane quello antico e meraviglioso della mano che guida la penna muovendola sul foglio. 

Per una scrittura etica e consapevole con l’AI

Partecipare attivamente al progetto del Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale e firmarlo per me ha proprio questo significato: vorrei che a tutti, e soprattutto ai più giovani, arrivi il mio accorato appello affinché l’AI sia e rimanga sempre uno strumento di supporto ai processi creativi di apprendimento e non un comodo escamotage per eluderli.

È un rischio che avverto come molto forte, perché la soluzione che l’AI offre è comoda, immediata e spesso non costa nulla e la tentazione di ricorrervi può essere difficile da vincere: una sfida educativa e di autoregolamentazione che penso ci interpelli tutti.