“Che cosa significa, oggi, parlare di scrittura umana? In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella produzione di testi, distinguere un contenuto scritto da una persona da uno generato o supportato da un algoritmo è diventato un tema centrale per chi si occupa di comunicazione, marketing e SEO.
La scrittura umana è, prima di tutto, un modo di comunicare che nasce dall’esperienza, dalla sensibilità e dalla capacità di interpretare il contesto. Non riguarda soltanto la scelta delle parole o la correttezza grammaticale: comprende il tono di voce, la capacità di costruire un punto di vista, raccontare qualcosa in modo originale, comprendere le emozioni del lettore e creare una relazione autentica con chi legge.
Ma scrittura umana significa necessariamente scrittura realizzata senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale? E quali caratteristiche permettono a un testo di risultare davvero personale, credibile e utile? Per rispondere a queste domande, è utile analizzare il rapporto tra scrittura umana e AI, capire quali sono i vantaggi di un contenuto scritto da una persona e individuare gli elementi che contribuiscono a rendere un testo riconoscibile e autentico.
Nel corso dell’articolo vedremo quindi che cos’è la scrittura umana, quali sono le sue caratteristiche, in cosa si differenzia dalla scrittura generata dall’AI e perché l’intervento umano continua ad avere un ruolo importante nella creazione di contenuti di qualità.”
Hai appena letto un incipit realizzato da ChatGPT. Alla macchina ho fornito questo prompt:
Ciao assistant, agisci come senior SEO copywriter. Scrivi l'incipit di un articolo SEO che abbia come main keyword 'scrittura umana'. Questo incipit serve per dare un contesto a chi legge, definire la scrittura umana e presentare i possibili argomenti da trattare nell'articolo. Ipotizza quindi anche una struttura gerarchica. Grazie.
Il testo non contiene errori grammaticali, è chiaro e pertinente alla mia richiesta. Nella sua cristallina banalità, non aggiunge alcun valore a ciò che, su questo tema, si può trovare in rete. E, siccome alla macchina non ho fornito indicazioni dettagliate su stile e tono di voce, è un testo che non mi rappresenta affatto. Tuttavia, se io non fossi una copywriter (una content strategist, una ghostwriter) ma fossi, per esempio, un’impiegata amministrativa junior alla quale è stato chiesto di curare il blog aziendale (in assenza di un ufficio marketing e comunicazione), copierei e incollerei questo incipit senza fare alcuna lavorazione e pubblicherei con serenità.
Il Manifesto Etico della Scrittura con Intelligenza Artificiale nasce (anche) per evitare che accada questo processo. Per sensibilizzare le persone a un uso consapevole dell’AI generativa finalizzata alla produzione di contenuti. Per capire che ogni testo ha un suo tono di voce, un suo stile, un suo linguaggio. E per imparare a verificare sempre ogni singola parola proposta dall’AI.
Ora, pulisci la mente dall’incipit freddo e distaccato che hai letto: ti mostro in che modo iniziare un articolo che ha come parola chiave principale Scrittura Umana – le maiuscole sono volute – e che nel titolo esprime con chiarezza la volontà di proteggere, difendere, conservare questo gesto così importante per preservare la nostra intelligenza e una moltitudine di meravigliose competenze trasversali.
P.S. ChatGPT avrebbe intitolato l’articolo “Scrittura umana: che cos’è e perché è ancora importante”. Un titolo SEO, super funzionale, uguale ad altre centinaia di H1 presenti in rete.
Un incipit più caldo per un articolo sulla Scrittura Umana
Quando Fulvio mi ha proposto di essere tra le prime firmatarie del Manifesto Etico della Scrittura con Intelligenza Artificiale, ho interrotto il testo che stavo scrivendo per un cliente e navigato subito il sito del progetto (lo so, pessima pratica, ma ero davvero curiosa).
Dopo aver letto i dieci punti del Manifesto, l’ho firmato senza esitazione perché mi sentivo in linea con ogni parola espressa in questo prezioso decalogo.
“Fede, ti va di scrivere un articolo per il blog del Manifesto? Sono certo che il tuo punto di vista sarebbe interessante per molti”, mi ha chiesto poco dopo Fulvio. E la prima tematica alla quale ho pensato d’istinto è stata la Scrittura Umana.
Ora, non so se il mio punto di vista sia davvero interessante: ho una posizione molto ferma sull’utilizzo dell’AI per scrivere e spesso le professioniste e i professionisti con cui chiacchiero mi considerano troppo severa e poco aperta alle dinamiche delle nuove tecnologie.
Nei paragrafi che seguono condivido con te il mio pensiero sugli strumenti di AI per la scrittura attraverso il racconto di alcuni aneddoti, spiego quali sono i motivi per cui preferisco non affidare i contenuti alle AI e ti dono i miei sette consigli per scrivere contenuti umani.
La perdita della Scrittura Umana: anche gli autori usano l’AI
Di recente ho letto un libro scritto con l’AI. Ma non un testo qualunque, un libro di un autore che ha scritto romanzi, racconti, saggi e diverse serie che hanno avuto un successo pazzesco.
Ti dirò, non avevo mai approcciato nulla di suo prima d’ora, però una cara collega mi ha dato l’opportunità di leggere la sua ultima creatura che la critica ha presentato con gioia e ho pensato: “Ma sì, dai, ampliamo la cultura. Poi sulla copertina c’è pure il disegno di una matita, mi ispira un sacco”. Quanto mai.
È stato sufficiente leggere l’introduzione per capire che ci aveva messo lo zampino una delle tante AI (non so quale). Il romanzo è:
- insaporito da frasi che presentano la tipica struttura con tre aggettivi separati da virgole e tre sostantivi senza articoli (determinativi o indeterminativi) a sostegno,
- inzuppato di espressioni tipo “Non solo… ma anche”,
- farcito di avverbi in -mente.
E poi quelle frasi riempitive senza senso, che suonano banali, dove manca il soggetto o non hanno una conclusione e rimangono appese alla pagina come lo strofinaccio umido della cucina abbandonato sulla maniglia del forno. Ho provato una sensazione di disgusto, mista a un po’ di rabbia e una pesante tristezza.
Noi copywriter, ghostwriter, editor, content strategist ormai riconosciamo lontano un miglio le strutture delle AI. Sgamiamo chi non le rimaneggia. È una pratica semplice perché l’AI ragiona sempre nello stesso modo, omologa tutto, ripete gli stessi aggettivi (cruciale, prezioso), ha scarsa fantasia ed è dotata di poca creatività.
Riflettiamo un attimo insieme io e te: se un autore di fama nazionale esce con un libriccino scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, dove stiamo andando? Che futuro desideriamo creare per la Scrittura? Come vogliamo mantenere in allenamento i nostri cervelli?
Siccome nulla accade per caso, qualche giorno dopo aver terminato il libro incriminato (perché ho avuto il coraggio di finirlo) leggo una newsletter di MOCA che si intitola: “Se tutto può essere generato, che cosa resta davvero creativo?”.
E scopro che Margaret Boden – professoressa di ricerca in scienze cognitive presso l'Università del Sussex – ha definito la creatività come “… la capacità di produrre qualcosa di nuovo e utile. Essere creativi significa esplorare possibilità che prima non eravamo nemmeno in grado di vedere”.
Ecco, quello sguardo sul mondo che ci circonda, sull’ambiente in cui siamo immersi, sulle relazioni che ci tengono vive e vivi, oggi si sta affievolendo, sta diventando sempre più opaco, distratto, appannato. Senza quello sguardo ci spegniamo piano piano, come candele senza cera.
Metodo ed efficienza liberano creatività, recita il quarto punto del Manifesto. Noi stiamo perdendo il metodo che fino a pochissimi anni fa abbiamo utilizzato per scrivere e lo stiamo sostituendo con un prompt dato in pasto a una macchina.
Ma un contenuto è valido, efficace, funzionale, autentico, brillante quando contiene qualcosa che ci appartiene. Un pensiero, un ragionamento, un approccio, un metodo che è SOLO nostro. Dimmi, quanti contenuti leggi online tra social e blog che conservano questa caratteristica? Pochi, sempre meno.
Perché l’unicità è un aspetto che l’AI non conosce e sempre più persone si affidano alla macchina per fare meno fatica e scrivere più in fretta. Pure chi ha vinto riconoscimenti come il Premio letterario Piero Chiara o Il Premio Bancarella, per dire. Se continuiamo così, la creatività muore e con lei la nostra capacità di ragionare, riflettere, pensare.
Le parole umane sono sempre più preziose
L’uso sconsiderato dell’AI generativa per produrre contenuti è la causa dell’omologazione della Scrittura, della perdita dell’unicità, dell’atrofizzazione del cervello (e non è cosa da poco), motivi che mi inducono ogni giorno a non aprire ChatGPT e compagnia bella e a sforzarmi di scrivere attraverso la spremitura delle meningi (che ormai è costosa come quella delle olive del Garda per produrre l’extra vergine a freddo). Ma ci sono anche altri aspetti, più concreti e altrettanto tristi, che mi allontanano dall’uso delle macchine.
Per esempio, sai che Amazon sta distruggendo una enorme quantità di libri? L’ho scoperto leggendo una newsletter di Ann Handley (datata 23 agosto 2026) e sono caduta dalla sedia.
Magari hai già intercettato la notizia, ma sintetizzo qui ciò che Ann ha descritto nella sua lettera domenicale per contestualizzare meglio i fatti.
Amazon ha acquistato casse di libri sconosciuti e andati ormai fuori stampa. Poi ne ha tagliato il dorso, scansionato le pagine con uno scanner ad alta velocità (svuotando ogni pagina di significato, struttura sintattica e informazioni) e infine ha scaricato i libri in un cassonetto. L’edificio in cui si compie questa mattanza ha il logo di un T-rex che tiene un libro tra gli artigli e lo sbrana.
La società 404 Media ha scoperto l’operazione nascondendo un AirTag in una spedizione di libri. Ora, perché distruggere vecchi libri per estrarne le parole?
Ann propone una riflessione: i modelli di AI generativa sono avidi di testi scritti dagli esseri umani. Ne hanno bisogno per addestrare i modelli linguistici.
“As more and more writing is created by or with AI models, original human writing is harder to identify. It's also more valuable as the source material that keeps models freshly tuned to the entire scope of how people think and write and put down words that create sentences that make up the paragraphs that make someone else feel something. The surprising and playful oddities of human language—the things that make my writing distinguishable from yours—start to fade” scrive Ann nella newsletter.
I libri distrutti da Amazon sono magari vecchi testi ammuffiti, oppure volumi accademici di valore che nutrono le AI con le parole. Di conseguenza, il linguaggio scritto dall’uomo e non contaminato dall’AI sta diventando sempre più prezioso.
E che significato assume tutto questo per il futuro della scrittura? Stiamo attraversando il momento storico migliore per renderci conto di quanto valore abbiano le nostre parole.
In alcuni contesti lavorativi la necessità di produrre e pubblicare contenuti con tempi strettissimi ci spinge a usare l’AI senza un approccio etico: scriviamo un prompt, prendiamo il testo, cambiamo due verbi e lo condividiamo senza troppe remore. Ma questa pratica è deleteria per l’essere umano.
Cosa possiamo fare per donare maggiore valore alle parole?
1. Fermiamoci a riflettere sulle nostre mansioni prima di ricorrere a qualsiasi strumento di AI
Non chiediamoci “L’IA può farlo?” ma “Cosa perdo se affido questo compito a una macchina? Il valore sta nel risultato finale o nel ragionamento necessario per arrivare a qualcosa di nuovo e completamente nostro?”. Possiamo fare tutto senza il supporto completo dell’AI, se lo vogliamo.
2. Dire NO all’AI
Sai quante volte dico ai miei clienti “Non ho usato l’AI per scrivere questo articolo” (anche questo che leggi ora). E me ne vanto. Usiamo questi strumenti per migliorare altri aspetti del lavoro, non la scrittura.
3. Scriviamo con parole nostre
Per Ann questo è un vero e proprio “grido di battaglia per tutti gli scrittori”. Rileggi il punto 06 del Manifesto: Il testo è tuo anche se scritto con una macchina. E tu hai la responsabilità completa sulle parole che scegli per comunicare.
La storia di Amazon mi ha dato l’impressione di vivere in un romanzo distopico: l’azienda che per prima ha iniziato a vendere libri su larga scala sta ora distruggendo libri su larga scala per trasformarli in dati. E rivenderceli. Perché le macchine, di fatto, si nutrono di dati, non di emozioni.
Prendiamoci cura del nostro patrimonio culturale. Continuiamo a scrivere, metterci testa, usare parole frutto del ragionamento umano.
La Scrittura Umana acquisirà sempre più valore
C’è poi un altro fatto da considerare: lo scorso 2 agosto è entrata in vigore in Italia una sezione dell’AI Act che prevede l’utilizzo di apposite diciture da parte delle e dei creator che si avvalgono di strumenti AI per creare contenuti testuali.
Questo significa che se scrivi un articolo del tuo blog, una newsletter, un post da pubblicare su LinkedIn, un e-book, una risorsa gratuita o un libro con l’aiuto di una qualsivoglia AI, è opportuno appiccicare da qualche parte questa frasetta: “Contenuto generato con l’ausilio di intelligenza artificiale”. Mentre è proprio obbligatorio per contenuti di pubblico interesse. Faccio riferimento al testo perché il focus dell’articolo è la Scrittura Umana, ma la stessa dinamica vale per i contenuti visual. Se vuoi approfondire gli aspetti legali sull’uso delle AI ti consiglio questo libro: AI Legal Kit
Appunti di strategia legale per professionisti del digitale che usano l'intelligenza artificiale
Immagina di leggere la newsletter del tuo guru preferito del marketing, quello che segui da tempo immemore, e di trovare alla fine del testo questa dicitura (che fino all’altro giorno, non c’era).
Oppure di fruire un articolo pubblicato sul blog di un brand nel quale ti rispecchi e trovare al termine dell’articolo la frase “Contenuto generato con l’ausilio di intelligenza artificiale”. Qual è la prima cosa che ti viene in mente? Così, di getto.
“Ma che tristezza, nemmeno una newsletter scritta con la sua testolina / nemmeno un articolo realizzato in toto da una, un copywriter con esperienza sul tema’” penso io, che sono una purista della Scrittura Umana. Che adoro studiare, analizzare, raccogliere e verificare fonti (vedi punto uno del Manifesto: Un testo valido nasce da fonti affidabili) e poi scrivere usando il cervello, il ragionamento, il pensiero critico, le mie idee, il buon dizionario delle collocazioni e quello dei sinonimi e contrari.
Nel tempo, i testi che non riporteranno la dicitura di cui sopra acquisiranno sempre più valore. Si distingueranno dalla massa per la loro unicità, lo stile fresco e mai banale, la ricchezza linguistica e argomentativa, la sintassi curata e brillante, l’uso opportuno degli aggettivi, l’utilizzo ponderato degli avverbi, la struttura gerarchica forte, le tesi valide e il contenuto utile.
Chi NON utilizzerà le AI per scrivere i suoi contenuti e allenerà il cervello per proporre una narrazione contestualizzata, una storia avvolgente, un vocabolo inaspettato, una parola scelta con cura, emergerà e si farà notare: i testi puliti, significativi, sostanziosi, nutrienti, scritti da una persona si distaccheranno da quelli ridondanti, ripetitivi, scarni e insipidi scritti con le AI.
Se lavori nell’ambito della comunicazione sai benissimo che la differenza tra la Scrittura Umana e la Scrittura con AI si nota lontano un miglio (torna all’incipit che ti ho proposto all’inizio dell’articolo e rifletti sulla sua struttura).
Per questo ti suggerisco di continuare ad allenare la tua capacità di Scrittura, continuare a scrivere con le tue mani e a digitare con le tue dita. Usa l’AI per analizzare dati, raccogliere parole chiave, ipotizzare strutture, fare brainstorming (se ti fidi, ovvio), ma NON usarla per scrivere. Scrivi tu. Con la tua testa, la tua pancia, il tuo cuore, le tue emozioni. Forse l’ho già scritto, ma repetita iuvant.
La Scrittura Umana è una Super Skill
Sto leggendo a piccoli pezzetti SUPER SKILL – Why STORYTELLING is the Superpower of the AI Age di Joe Lazer. Sì, ancora storytelling. Ancora narrazioni. Ancora storie. Vorrei condividere con te due frasi della prefazione che possono aiutarci a capire perché è importante coltivare la Scrittura Umana e dare di nuovo valore a questo gesto così profondo.
La prima: “Make AI your primary skillset, and before long, your communication and critical thinking skills will atrophy”. Ecco. Non voglio fare quella del ‘te l’avevo detto’, ma quante volte ho scritto che è importante tenere allenato il cervello? Le neuroscienze dimostrano che un uso esagerato e scorretto – non etico – delle AI mette in pausa alcune aree del nostro cervello e gli studenti che ormai dipendono dalle AI hanno un declino delle competenze di comunicazione e pensiero critico.
La seconda: “If you want to win the new world of work in which AI can do most technical skills better than us, invest heavily in unleashing your human storytelling superpowers first, then use AI as an amplifier on top of it”. Sottolineo: human storytelling superpowers. Continua l’autore “The key decision isn’t whether you’ll invest in your AI skills. It’s whether you’ll invest in your humanity”.
E qui chiudiamo il cerchio: nell’era delle AI vince chi investe sulle sue competenze umane, le Super Skill: intelligenza emotiva, collaborazione, flessibilità, leadership, comunicazione, empatia, persuasione, pensiero critico. Vince chi investe nella Scrittura Umana.
Sette consigli per scrivere contenuti umani
Se hai avuto la costanza di leggere fino a qui, hai compreso i motivi per cui evito di utilizzare l’AI per scrivere e insisto sulla Scrittura Umana. Nel caso avessi saltato qualche paragrafo perché hai fretta, li riassumo in sintesi.
Non delego la scrittura all’intelligenza artificiale perché:
- credo nella scrittura come competenza umana, frutto del ragionamento, della creatività, delle idee nate dalle conversazioni e dagli stimoli dell’ambiente esterno,
- ritengo fondamentale allenare il cervello ogni giorno per non atrofizzare i neuroni e non perdere competenze quali il pensiero critico e laterale,
- non delego a una macchina che non prova emozioni un testo che ha il compito di coinvolgere il pubblico attraverso il rispecchiamento emotivo,
- sostengo il valore dell’intelligenza linguistica ed emotiva per tutti i mestieri che concernono la Scrittura,
- curo la scelta di ogni singola parola e penso sempre all’influenza che questa ha su chi legge,
- le AI consumano troppe risorse del nostro pianeta e non sono sostenibili,
- proteggo con tutta me stessa il gesto della Scrittura come dono per l’umanità,
- vorrei che evitassimo di dare in pasto alle AI la nostra cultura.
Quindi, cosa puoi fare per umanizzare i tuoi contenuti?
1. Assumiti la responsabilità dei tuoi errori e accogli il fallimento
Impara dai contenuti che non hanno funzionato, analizzali e chiediti dove puoi migliorare. Scrivi e riscrivi, ragiona senza chiedere a ChatGPT e trova la forma migliore.
2. Coltiva la curiosità
Studia manuali e saggi, leggi articoli, ascolta podcast, guarda video. Esplora le informazioni con la stessa curiosità con cui bambini e bambine scoprono il mondo, approfondisci gli argomenti e contamina la tua conoscenza. Tutto ciò che apprendi è utile per dare sostanza ai tuoi contenuti.
3. Chiedi un riscontro
Confrontati nella quotidianità con colleghe e colleghi, chiedi loro un riscontro sui tuoi scritti, attiva un momento di confronto. Parlare tra esseri umani (e non con un chatbot) arricchisce la tua cultura e ti aiuta a coltivare relazioni sane e solide con le persone.
4. Accogli opinioni diverse
Metti in discussione le tue idee e quelle delle altre persone: accetta i consigli altrui e prova a rielaborare i tuoi contenuti sulla base degli spunti che cogli dalle conversazioni con chi ti circonda, a lavoro e in famiglia.
5. Analizza, pensa e poi scrivi
Prima di scrivere un testo dedica tempo alla raccolta delle informazioni e all’analisi delle fonti che possono supportarti ad argomentare il tema di cui vuoi scrivere. Più approfondita è la fase di studio, più dettagliato sarà il tuo contenuto. Arricchisci sempre la trattazione con la tua esperienza personale e il tuo punto di vista: il tuo pensiero è originale e unico.
6. Scrivi per te stessa, te stesso
Tieni un diario personale e impegnati a scrivere, a mano, ogni giorno: un pensiero, una frase, una pagina intera, due parole. Fallo per te. Non perdere la manualità di questo gesto e allena la coordinazione oculo-manuale per tenere sempre attivo il tuo cervello.
7. Scrivi sempre per le persone
I contenuti più efficaci sono quelli che parlano alle persone delle persone. Concentrati sulle emozioni che desideri trasmettere e immagina cosa possono provare lettrici e lettori di fronte e un tuo contenuto. Mettiti nei loro panni e attiva il tuo sentire. L’intelligenza emotiva è una caratteristica che distingue l’essere umano dalla macchina e valorizza i tuoi contenuti.
La Scrittura è un gesto di cura per te e per le persone intorno a te: rendila emozionale, autentica, trasparente, onesta, concreta e Umana.
Il futuro della Scrittura è umano
L’AI non mi sta simpatica, per niente. L’uso eccessivo dell’intelligenza artificiale inibisce la capacità di ragionamento, di utilizzo del pensiero profondo, di riflessione interiore. L’AI limita l’abilità di argomentare e scrivere i propri pensieri con un processo personale e umano. Impoverisce le emozioni, le percezioni, le sensazioni.
L’AI mi sta antipatica perché non si può abbracciare come un essere umano. Minaccia le relazioni autentiche, impedisce di coltivare legami duraturi, chiude tutte e tutti in casa davanti a un PC.
E poi non ha l’amigdala, non usa la corteccia prefrontale, non sa nulla degli ormoni del benessere e non conosce le potenzialità dei sistemi simpatico e parasimpatico.
Certo, se usata con cognizione, contezza, consapevolezza ed etica – come espresso nei dieci punti del Manifesto – facilita moltissime operazioni di calcolo, analisi dei dati, raccolta di informazioni (da verificare eh). Può a tratti essere utile, ma non per scrivere.
Fare previsioni su come l’AI impatterà sull’uomo è difficoltoso. Troppe sono le variabili in azione e troppo veloce il cambiamento. Ho una visione romantica: credo nel ritorno all’analogico, all’artigianale, al curato a mano. Alla buona Scrittura e alla buona comunicazione umane e sostenibili. Credo nelle relazioni a tu per tu, nello scambio, nel cuore che batte e nella mente che pensa. Comprendere cosa ci potrebbe essere nel futuro della comunicazione è difficile.
- Di sicuro ci sarà sempre l’intelligenza artificiale. Che, come hai capito un po’, mi spaventa.
- Di sicuro ci saranno i robot (utili e carini eh, ma mi spaventano pure quelli).
- Di sicuro ci sarà la tecnologia.
Ma nessuno di questi elementi fa parte della lista delle cose che desidero trovare nel futuro che mi attende. Quindi scelgo con consapevolezza di portare con me tre ingredienti che ritengo sostanziali (e sostanziosi) affinché la comunicazione prosperi in un futuro dal sapore equilibrato.
1. Le relazioni umane
Conversazioni, dialoghi, confronti, condivisioni, scambi di opinioni non per forza concordi, pareri, punti di vista. Sorrisi, sguardi, abbracci desiderati, strette di mano inaspettate. La relazione è ciò che permette all’uomo di vivere un’esistenza piena, appagante, e in continua crescita.
2. L’esperienza
Quella diretta, quotidiana, guidata dalla motivazione intrinseca, sostenuta dal ragionamento. Un’esperienza capace di generare emozioni, attivare i neuroni, tessere trame. Mi riferisco a quella della bottega, nella quale il garzone impara il mestiere attraverso il fare, con le mani e la testa (la sua, non quella di un AI). A tal proposito ti consiglio di leggere Il DNA delle competenze – Come salvare l’abilità umana nell’era delle macchine intelligenti
3. La Scrittura
Eh sì, sarò ripetitiva, ma la buona comunicazione è sostenuta dalla buona scrittura. Solo chi sa scrivere bene (con la sua testa e la sua mano) potrà avere un futuro nell’ambito della comunicazione, dove la maggior parte dei compiti sono affidati a macchine senza cuore. Solo chi riesce e mettere insieme i pensieri senza dover chiedere per forza un aiuto alla AI di turno potrà dimostrare la sua autenticità e autorevolezza. Perché chi non sa scrivere bene, non diventa più bravo usando le AI. Diventa solo più veloce e sempre meno consapevole.
Poi nel futuro della comunicazione porto anche uno zaino pieno di libri, una borraccia d’acqua e una barretta di cioccolato fondente (sugar free).
Perché ho l’impressione che avrò bisogno di tanta, tantissima energia per continuare a lavorare in questo settore e trasformare il mio mestiere in un dono utile per il benessere delle persone.